SAVERIO PALATELLA L'ALCHIMISTA
15/06/2004
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SAVERIOINTERVISTA SU BMM - NUMERO DI MAGGIO
GIà ENTRANDO NELL'ATELIER DI SAVERIO PALATELLA, LA SENSAZIONE è STRANA: IL LUOGO HA UN'ARIA SACRALE E, AD UN TEMPO, ACCOGLIENTE, CERTAMENTE ZEN.
Tre grandi lampade Arco scandiscono ritmicamente lo spazio bianco, alternandosi a tappeti e ad arazzi che stanno a metà strada tra un tessuto di Mariano Fortuny ed un quadro di Rothko, preziosi ed essenziali.
Li ha realizzati Saverio Palatella, riciclando vecchie coperte militari (cosa fatta anche per i capi di qualche collezione fa).
Intorno ci sono i capi della nuova collezione: grigio, verde cangiante, nero, blu Klein, rosso lacca; abiti ispirati agli anni '20, linee a uovo e scivolate, tagli fluidi, sensualità sussurrata tra le righe, tra le manchéttes di maglia, le cappe in velluto, le vestaglie di tessuto di paracadute che sembrano ali di farfalla. Alta sartoria per donne esigenti e speciali, che si distinguono sempre e comunque. Ecco, la donna di Saverio Palatella è così quest'anno: un po' Melusina, un po' suffragetta.
E lui la veste con il suo talento di alchimista, fatto di tecnica raffinatissima e massima creatività.
In un equilibrio pressoché perfetto.
"Alla base del mio lavoro" dice "c'è sempre il primato della qualità e, insieme, la vestibilità. Avere a che fare con la realtà non significa castrare la creatività, anzi. L'esercizio di stile fine a se stesso, l'autoreferenzialità, lo show di se stessi mi hanno sempre lasciato indifferente".
Lui è quello che all'inizio degli anni '80 ha scoperto il jersey-voile di cashmere e seta ed ha sperimentato, tenendo (è una sua citazione) "le mani nella maglia", tinture sorprendentemente innovative come lo shibori, la vulcanizzazione del cashmere, e che, ultimamente, ha utilizzato un velluto di seta tessuto artigianalmente tanto alto e corposo da essere prodotto con il contagocce.
O che alla fine degli anni '90 aveva improntato le sue collezioni su corsetti, kimono e motobikers, "... spianando la strada a chi l'ha fatto" ammicca ridendo "quattro anni dopo".
Ma, a prescindere da plagi ed echi nel lavoro di alcuni colleghi certamente più inclini al Barnum dei riflettori, lui rimane comunque un libero battitore. "E se prima lavoravo sulla costrizione del corsetto" dice "ora lavoro sulla liberazione del corpo".
Così la collezione del 2004 è ispirata agli anni '20, a quelle donne, pur femminilissime, che cominciavano a esigere nuovi spazi e nuovi ruoli.
Insieme alla collezione è nato il progetto Dolls, la sfilata-performance che ha visto al centro della scena, tra le altre, Eva Robins, Simonetta Gianfelici, Pat Cleveland nelle vesti di icone della libertà dell'immaginario femminile (fetish ladies, fanciulle androgine in monocolo e tante altre), e che, con i proventi, ha finanziato la costruzione di un ambulatorio in Senegal.
"Mi piace il bello che serve a qualcosa; il bello e basta è incompleto, perché non produce un effetto sulla società. E adesso non è più il momento dell'estetica dubbia, del superfluo come negli anni '80".
Allo stesso modo le sue sfilate hanno sempre unito la moda all'arte e alla musica, come per la presentazione della primavera -estate 2002 con la presenza di Rokia Traore, cantante malinese, che ha accompagnato con un concerto una collezione interamente ispirata all'Africa. Questo non tanto per creare un evento spettacolare, quanto per seguire strade che siano in sintonia con la sua atmosfera e che comunque gli diano emozioni. E le sue emozioni, da vero acquario ascendente scorpione, hanno antenne lunghissime.
Il suo viaggio continua (ed è un anteprima sulla prossima collezione) "alla ricerca del verde, di un Eden, di un Paradiso a cui ritornare insieme al desiderio di riappropriarsi del corpo e della nudità".
E considerando che Saverio Palatella è sempre un apripista, chissà che il suo non sia un presagio positivo per tutti.